Cronaca

Si impara in fretta a chiudere gli occhi

Cosa succede quando si decide deliberatamente di chiudere gli occhi davanti all’evidenza?

Piacerebbe a tutti poter dire che, nel 2019, rimanga solo il ricordo di un odio razziale, per quanto doloroso possa essere. Piacerebbe a tutti poter affermare di aver messo la parola “fine”. Voci senza volti, scritte senza autori, odio senza ripensamenti, è questo quello che ci resta oggi, è questo quello che molti hanno scelto di non vedere. Siamo circondati da disprezzo, siamo circondati da nebbia, siamo circondati dalla nostra stessa negligenza. Nell’ombra che noi gli abbiamo creato, gli antisemiti continuano a radicalizzarsi, continuano a imbrattare le proprietà pubbliche con svastiche, come nel caso del Liceo M. Minghetti di Bologna, continuano a diffondere i loro ideali non solo fisicamente, come per i volantini antisemiti distribuiti dagli Ultrà della Roma lo scorso 10 gennaio, ma anche virtualmente, con il supporto dei social network. Questi ultimi, infatti, risultano essere il mezzo perfetto per tutti coloro che vogliono trovare supporto per la loro causa. Uno dei casi più recenti, vede coinvolto un 38enne di origine albanese, Caca Shaban, che ha usato proprio Facebook per promuovere la sua “crociata” non solo contro gli Ebrei, ma anche verso i cristiani. In particolare, tra i post spicca una caricatura di Hitler che dice «Ne ho lasciato vivo qualcuno così capiranno perché ne ho ammazzati così tanti». Ed è proprio questa la chiave: per lui la guerra non è finita, ha solo passato il testimone. Quello che questa frase vuole e voleva trasmettere era l’idea che qualcuno, in un futuro prossimo, avrebbe capito le sue ragioni e le avrebbe condivise. Siamo sicuri che quel qualcuno non possa esistere? No, non lo siamo. Perché continuiamo a parlare di Shoah? Perché continuiamo a parlare di persecuzione razziale? Oggi sono i nostri nonni, forse i nostri genitori, le testimonianze, i luoghi, i monumenti, le ferite ancora aperte, oggi sono queste le cose che ci fanno ricordare, che ci legano alla memoria. Un domani? Non tutti i “leoni da tastiera” sono persone adulte, che hanno scelto l’odio volontariamente, ma anche bambini, ragazzi dai 12 ai 20 anni. Come ci si può disinteressare di ciò che ci circonda a tal punto da non vedere che coloro che saranno gli adulti del domani, coloro che saranno uomini e donne, proprio loro, non sanno più che cosa la memoria rappresenti? Tutto questo è, purtroppo, provato dall’aumento in Europa di casi di antisemitismo tra i banchi di scuola: dalle Catene di Sant’Antonio di carattere nazista alle percosse su studenti ebrei, dai commenti offensivi, ai graffiti sulle case. Per quanto ancora dovranno susseguirsi eventi simili prima che si ammetta di avere un problema? Oggi si pensa che siano casi isolati, dettati dall’ingenuità giovanile, il cui rilievo è soggettivo. Tra quei “casi isolati”, 86 anni fa, c’era anche il Cancelliere del Reich Adolf Hitler.  Si impara in fretta a chiudere gli occhi, basta convincersi che la guerra non ci sia più o che sia troppo lontana da noi, basta convincersi che il più sanguinario dittatore sia solo una caricatura stupida con i baffi, basta convincersi che tutto quello che è successo sia semplicemente passato. E allora non avrei motivo, come non l’avrebbe avuto nessuno delle 5 persone prima di me, di scrivere tutto ciò. Non avrei motivo di portare alla luce ciò che è stato così abilmente gettato nell’oscurità. Si impara in fretta a chiudere gli occhi ed è proprio per questo che prima che sia troppo tardi dobbiamo capire come riaprirli. Un domani non ci saranno più testimoni viventi, un domani potrebbero decidere di abbattere tutto ciò che rimane dei campi di concentramento, un domani potrebbe non esserci più il giorno della Memoria. Cosa faremo allora? Volteremo pagina e ci lasceremo tutto alle spalle? Come per le generazioni precedenti, ora tocca a noi parlare, ricordare e diffondere. Solo allora, tutte quelle che avremo chiamato minoranze, tutti coloro che avremo disprezzato e tutti coloro che non avranno capito cosa sia la Memoria, tutti loro saranno portati alla luce.

“Ne ho lasciato vivo qualcuno così capiranno perché ne ho ammazzati così tanti”

A questa frase, oggi, voglio rispondere con una citazione di Hannah Arendt:

È proprio di ogni nuovo inizio di irrompere nel mondo come “una infinita improbabilità”: pure, questo infinitamente improbabile costituisce di fatto il tessuto di tutto quanto si chiama realtà.”

Ogni anno, ogni giorno in cui noi ricordiamo è un nuovo inizio. Hitler voleva farci continuare la sua guerra perché era certo che tutti noi avremmo capito quali fossero “i cattivi”. Non poteva certo aspettarsi che il suo “nuovo inizio” potesse essere sconfitto dall’improbabilità del tempo: quelli che ha “lasciato vivi” non ci hanno insegnato ad odiarli, non ci hanno dimostrato di essere o di essere mai stati i cattivi della storia, ci hanno insegnato a ricordare e ci hanno insegnato che anche la più atroce tra le ombre va ricordata come tale. Non si tratta di casi persi, non si tratta di persone che sanno sempre di cosa stanno parlando, non si tratta solo di voci, ma di persone con una storia ed un volto che meritano di essere svelati per poter essere ascoltati, nonostante ciò che dicano ci sembri assurdo o folle. Solo allora la Memoria avrà la sua valenza, solo allora potremo dire che ciò che resta dell’antisemitismo, oggi può essere combattuto.

Arianna Solmi

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