Cronaca

Prima e dopo la strage di Piazza Fontana

Piazza Fontana

Il 12 dicembre 1969, alle 16:37, nel cuore di Milano esplose una bomba nascosta all’interno del tetto a cupola della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana. Ci furono 17 morti e 81 feriti. 


Lo stesso giorno a Roma saltarono in aria due bombe nel centro cittadino e una in un sottopassaggio, causando numerosi feriti. Rimase inesploso un altro ordigno in Piazza Della Scala, presso la Banca Commerciale Italiana di Milano.

Iniziò così uno dei più cupi capitoli della storia italiana recente, che sarebbe poi stato definito strategia della tensione. Probabilmente le intenzioni di chi attuò questa politica stragistica erano intimorire l’opinione pubblica e destabilizzare il paese, in modo da giustificare quella che auspicavano essere una svolta in senso autoritario.

Il corso delle indagini

La strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l’Italia nei binari della normalità dopo le vicende del ‘68 e il cosiddetto autunno caldo. […] Fautori ne sarebbero stati in generale coloro che nella nostra storia si trovano periodicamente, e cioè ad ogni buona occasione che si presenti, dalla parte di chi respinge le novità scomode o vorrebbe tornare all’antico.

Memoriale Aldo Moro

Le indagini toccarono tutti i gruppi politicanti estremisti dell’epoca, e nello specifico i gruppi anarchici 22 Marzo e Ponte della Ghisolfa, ma ci furono molti arresti anche tra la destra estrema. Salta all’occhio il caso di Giuseppe Pinelli, il principale indiziato, che figurava nel circolo “Ponte della Ghisolfa“. I poliziotti lo fermarono senza costringerlo a salire sulla loro volante, dicendogli però di seguirli in motorino. In questura Pinelli trascorse illegalmente 72 ore, fino al 15 dicembre, tre giorni dopo il suo ingresso in questura, quando cadde dalla finestra della stanza dove lo stavano interrogando. Morì poco dopo in ospedale. L’inchiesta conclusa da Gerardo D’Ambrosio escluse le ipotesi di omicidio, ritenendole inconsistenti.

Dopo Piazza Fontana

Il commissario Luigi Calabresi, incaricato delle indagini, fu a lungo bersaglio di una lunga campagna che lo riteneva colpevole della morte di Pinelli. Calabresi venne ucciso il 17 maggio 1972 da un commando di due persone. Le indagini successive non portarono a nessun colpevole, ma nel 1988 Leonardo Martino, militante di “Lotta Continua” confessò la sua partecipazione all’omicidio del commissario e indicherà come suo complice Ovidio Bompressi e come mandanti i capi della formazione.

Nel mentre a Treviso Giancarlo Stiz e Pietro Calogero condussero un’inchiesta parallela, seguendo una pista legata ad ambienti neo-fascisti su cui si baseranno tutti i processi successivi. Il settimo e ad oggi ultimo processo sulla strage si è chiuso in cassazione con l’assoluzione di tutti gli imputati e l’obbligo dei parenti delle vittime del pagamento delle spese processuali.

Tommaso Palmonari (Instagram)


Per approfondire:

  • Deaglio Enrico. La bomba. Cinquant’anni di Piazza Fontana (Feltrinelli, 2019);
  • Lucarelli, Carlo. Piazza Fontana (Einaudi, 2019);
  • Morando Paolo. Prima di Piazza Fontana. La prova generale (Laterza, 2019);
  • Dianese Maurizio, Bettin Gianfranco. La strage degli innocenti (Feltrinelli, 2019).
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