Cronaca

Uccideteci il pensiero

Cambridge Analytica

Negli ultimi cinquant’anni il mondo è cambiato radicalmente e con lui il nostro modo di pensare. In questo arco di tempo una delle innovazioni più significative è stata la nascita dei social network che, sia in positivo che in negativo, hanno rivoluzionato le nostre vite. In questi mesi Facebook, una delle piattaforme software più influenti che esistano, è finito al centro delle attenzioni dei media per lo scandalo di Cambridge Analytica, ma le radici della vicenda affondano in un passato molto più lontano.

Negli anni ’80 due equipe di studiosi di psicometria hanno svolto una ricerca per misurare la personalità di un individuo. Il loro calcolo ha preso in considerazione quanto la nostra mente sia aperta, quanto siamo perfezionisti, quanto socievoli, quanto altruisti, e quanto inclini a essere turbati emotivamente. Nel 2008 Michal Kosinski, uno dei massimi esperti di psicometria al mondo, ha sviluppato un’applicazione chiamata “MyPersonality” in cui veniva attribuito agli utenti un determinato profilo sulla base dei cinque criteri sopra citati.

All’inizio pensava che non sarebbero state molte le persone interessate a compilare i suoi questionari, ma in poco tempo si è ritrovato in mano i dati di milioni di persone. Successivamente ha migliorato il sistema incrociando i dati con le informazioni presenti sui profili Facebook degli utenti (come like, commenti, post…) fino a tracciare dei modelli sempre più dettagliati dei singoli individui e arrivare a prevedere le loro risposte. Il suo lavoro ha così trasformato il nostro smartphone in una sorta di questionario psicologico che compiliamo di continuo senza nemmeno rendercene conto.

Qualche anno dopo Alexander Nix, ex amministratore delegato di Cambridge Analytica, una società di consulenza britannica che si occupa di combinare analisi di dati e comunicazione strategica per campagne elettorali, in una conferenza stampa ha dichiarato che la sua azienda utilizzava già da tempo i modelli di Kosinski per individuare la personalità di ogni singolo adulto degli Stati Uniti e avvalersi poi dei dati raccolti per creare inserzioni pubblicitarie mirate per la campagna elettorale del 2016. Cambridge Analytica ha sostenuto anche la campagna per la Brexit in Inghilterra nel 2017. Nix, con l’analisi dei nostri profili social, ha reso possibile una vera e propria compravendita dei dati personali modificando il rapporto che abbiamo con il mondo.

Ma nel concreto noi cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? Come ci possiamo rapportare con una società in continua evoluzione che sembra ormai priva di qualsiasi punto di riferimento? Siamo tutti così presi dal condividere che non ci rendiamo effettivamente conto del potere che possono avere le nostre informazioni. I social sono dei mezzi di comunicazione che ci offrono un’opportunità mai esistita di dialogare con tutto il mondo praticamente in tempo reale ma il loro funzionamento in ogni caso dipende solo da noi. L’unica cosa che possiamo fare è vivere le nostre vite, cercare ogni giorno di pensare a quello che facciamo, alle informazioni che diffondiamo, alle parole che selezioniamo per raccontare e urlare al cielo chi siamo in questo mondo.

Ma è possibile che nessuno si sia posto delle domande, che nessuno si sia chiesto dove andassero le sue informazioni private e che non si sia stupito nessuno di poter utilizzare gratuitamente e senza limiti un mezzo potente come Facebook? E ancora più in generale che le persone abbiano smesso di porsi domande su ciò che le circonda, accettando passivamente qualsiasi informazione si trovino di fronte…

Tutto questo, attraverso internet e la sua logica dei post brevi, degli articoli da leggere in un minuto e del limite dei 280 caratteri, ha portato a un sempre più graduale impoverimento del linguaggio. Abbiamo sempre meno parole con cui esprimerci e se non possiamo raccontare la realtà che viviamo e descrivere i sentimenti che proviamo tutti i giorni perdiamo anche la facoltà di pensarli e di capirli. E di capirci. La lingua italiana comprende circa 160.000 vocaboli, di cui ne utilizziamo soltanto 7.000, e gradualmente stanno diminuendo. Pensate a tutte le parole che dite nell’arco della giornata, a quante ne conoscete in totale e a quante ne esistono. Come potrà evolversi la situazione nei prossimi anni? È possibile anche arrivare a un punto in cui pensare non sarà più utile, in cui tutto sarà affidato a una macchina e risolvibile con un semplice click?

E allora sì, adesso uccideteci questo inutile pensiero che non ci serve a niente, che non usiamo e che mai sapremo usare. Uccidetecelo, per favore, perché andare avanti così non ha senso. Uccidetecelo perché tanto lo stiamo già uccidendo noi.

Davide Lamandini – Federica Marullo

(In copertina Rodion Kutsaev, da Unsplash)


Articolo originariamente pubblicato su @claxon minghetti nel numero di maggio 2017.

Claxon
Ti potrebbero interessare
Cronaca

Libano – Come siamo arrivati a questo punto?

CronacaPolitica

Afghanistan 2001-2021 – Guerra passata, guerra futura

CronacaCultura

Afghanistan – Storia di un Paese, da colonia inglese ad emirato islamico

Cronaca

Italia – Un’estate di incendi